Un lavoro in continua evoluzione

Robocchio, Mica e Lello, Camalieno, Ape Pita... il grande lavoro di preparazione dietro i nostri personaggi

Come nasce un fil rouge: la nostra formazione augustina

Vi siete mai chiesti come e quando nascono i nostri fil rouge? Be’, ci lavoriamo tutto l’anno, ma c’è un momento di confronto davvero prezioso nell’arco dei 12 mesi: è la nostra settimana Augustina di formazione. Educatori ed educatrici di tutti i nidi e di tutte le scuole dell’infanzia della Giocomotiva si ritrovano insieme per fare il punto della sperimentazione in atto sulle Intelligenze Multiple.

 

Una sperimentazione portata avanti dal settembre del 2003, in collaborazione con l’Università di Macerata e grazie alla supervisione e responsabilità progettuale della Chiarissima Professoressa Paola Nicolini. Ragioniamo insieme sulla verifica del passato anno educativo e impostiamo le basi progettuali di quello che da lì a pochi giorni comincerà. Ma non solo, definiamo insieme il canovaccio narrativo o, come noi lo chiamiamo, il fil rouge che costituirà la legame tra le diverse attività strutturate  e tra le diverse strutture.

 

Qual è il motivo di “uniformare” il fil rouge tra diverse strutture?
Tra le tante ragioni, vi sono il dialogo, la possibilità di confronto, di spunto reciproco anche durante l’anno, di creare eventi-raccordo, di curare supporti di comunicazione con le famiglie.

 

Una storia, un personaggio facilitatore, personalizzati dalle diverse scuole e dalle diverse sezioni, possono servire infatti da sub-strato di coinvolgimento emotivo attivo degli adulti che meglio intuiscono o più semplicemente si appoggiano alla connotazione narrativa per rielaborare nel proprio immaginario i vari frammenti costituiti dai monosillabi o dai fluenti racconti dei loro bambini, dalle resocontazioni delle educatrici, dalle fotografie, dalle occhiate lanciate fugacemente in sezione o in cortile.

 

Ma quali connotazioni deve avere un fil rouge per essere effettivamente strumentale alla declinazione educativa e non invece essere vissuto come costringente dalle educatrici che lo devono adottare?
Innanzitutto, il fil rouge non deve essere innaturalmente calato dall’alto, ma deve essere  co-creato e condiviso dall’intero corpo docente.

 

Mille però sono le difficoltà di impostare un percorso che porti una quarantina di docenti di scuole di grado diverso ad una decisione, appunto condivisa.

 

Accostamenti di equipe diverse, strategie di mediazione, discussioni, confronti, nell’obiettivo di crescere per aiutare a crescere, condividendo spazi, tempi, decisioni e strategie è un piccolo panorama della complessità da affrontare per riuscire ad agire coralmente, ognuno col proprio tono, timbro, ognuno apportando le proprie creative inflessioni, variazioni, controcanti, divagazioni, ma ognuno stando attento al coro nel quale è inserito.

 

E le voci fuori dal coro?
Ben vengano se il coro è attento e sensibile nel coglierne le ragioni: la rotta narrativa può e deve essere modificata durante il viaggio se la destinazione nuova ha dei perché più validi.

 

Lo sforzo che si chiede è però definire insieme delle boe di convergenza dove ritrovarsi per confrontarsi, scambiarsi, aggiornarsi ed arricchire le risorse lungo la via. Da qui dunque la necessità di porre almeno quattro appuntamenti durante l’anno dove far sintesi e ritrovarsi, e fare il punto sulle diverse esperienze che il fil rouge ha ispirato: le formazioni nel corso dell’anno.

 

In preparazione e a supporto delle formazioni durante l’anno (e ad altro) ci avvaliamo delle inter-équipe: momenti di equipe dove le singole scuole si confrontano sull’andamento della didattica.

 

La voce ed i feedback dei  genitori sono invece raccolti in tempi e forme diverse:

    • nei PORTEAPERTEACHIPORTA, collocati tra le ore 18 e le 19, un orario a tutti gli effetti possibile alla gran parte dei lavoratori; una proposta di cocktail-aperitivo dove è d’obbligo portare qualcosa (porteaperteachiporta) in tema con la boa, col momento del filone narrativo presentato. Naturalmente, al dunque, vengono accolti anche gli extraterrestri, cioè quei genitori che nonostante le mille capriole comunicative che metti in scena per informare dell’evento spalancano gli occhi e la bocca pieni di stupore per la bella sorpresa che incontrano nel venire a prendere il loro bambino. Questo informale richiamo vuole, appunto, suscitare o ravvivare, periodicamente ma con sistematicità programmata, l’attenzione e la curiosità del genitore sui pensieri e sui costrutti che sottendono le attività dei nidi e scuole dell’infanzia all’interno e al contempo oltre le routine quotidiane
    • nelle riunioni serali dove, dopo un comune racconto del fil rouge narrativo, ci si divide nelle singole classi per entrare più nei meriti che i piccoli gruppi sanno far lievitare più agevolmente
    • nelle mostre agli ingressi che ricostruiscono con opere e didascalie esplicative i periodi e i percorsi affrontati
    • nelle resocontazioni dello spettro che le osservazioni vanno via via delineando durante l’anno (cfr Progetto Spectrum, Howard Gardner, I.M.), che vengono consegnate al genitore in occasione di metà e fine anno (il cosiddetto portfolio).

Ecco una piccola parte della complessità progettuale che adottiamo per poter “semplicemente” giocare bene con i vostri figli.

 

di Giuseppe Bilancioni
pedagogista e co-fondatore della Giocomotiva

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