Cogito ergo sum: anche se ho solo 3 anni!

I mille perché dei bambini: è più importante rispondere o farci contagiare dalla loro curiosità?

I Ludosofici: la filosofia a misura di bambino

Il pensiero prima dell’arrivo della lingua è una massa amorfa e indistinta, diceva Ferdinand de Saussure durante le sue lezioni di linguistica . Poi, tra i 2 e i 3 anni, boom! parole parole parole e con esse tanti, ma tanti, perché? e perché? Ebbene, alla Giocomotiva pensiamo sia giusto porre grande attenzione a tutti i perché dei bambini. E lo facciamo con filosofia, anzi con ludosofia! Grazie al prezioso supporto dei Ludosofici, giovane duo che porta avanti un’idea davvero brillante: fare filosofia a misura di bambino. Quest’anno insieme a loro faremo laboratori indoor e tante passeggiate culturali. E con loro andremo alla scoperta della natura in città ammirandone i due volti: apollineo e dionisiaco. Chi sono costoro? Ilaria Rodella e Francesco Mapelli. Li abbiamo incontrati e ci hanno raccontato ben bene il loro progetto.

 

1. Chi sono i Ludosofici?
Ilaria: ho 33 anni, sono nata a Mantova ma vivo oramai da 14 anni a Milano. Sono laureata in filosofia alla Statale di Milano. Tante le cose che mi piacciono: leggere, camminare, studiare… ma da quando ho le mie due bimbe sono
soprattutto loro a deciderei miei hobbies che in poco tempo sono diventati: il didò, i lego, i cartoni animati, i giochi di ruolo (giochiamo alla scuola, a fare il telegiornale, alla famiglia, allo spettacolo…) e devo dire che il cambio non è stato poi così male!

 

Francesco: ho 33 anni, sono nato a Milano, anch’io mi sono laureato in filosofia alla Statale di Milano. Ho un rapporto non del tutto risolto con la gestione del mio tempo, ma più o meno mi piacciono le cose che piacciono a tutti: leggere, viaggiare, andare al cinema… Da un po’ mi sono appassionato alla ceramica… se sono rose fioriranno!

 

2. Come è nata questa idea?
I Ludosofici sono nati nel 2010 da un’idea mia (Ilaria). Insieme cercavamo un modo di continuare a fare filosofia anche dopo l’università. E visto che il cammino della filosofia è un cammino non terminato e non terminabile, fare filosofia con i bambini ci offriva la possibilità di «percepirci nel mezzo di una ricerca, ci aiutava a mantenere il ritmo, a non dimenticare gli inizi, a valorizzare l’assenza di certezza, a notare l’incompletezza di molti cammini, a esplorare altri cammini» come sostiene Walter Kohan.

 

3. È possibile fare filosofia con bimbi di 3-6 anni? In concreto come si fa?
Partiamo da quello che è il terreno da gioco preferito dai bambini di quell’età, ossia il campo sterminato delle domande: domande irriverenti, fuori luogo, spesso insensate agli occhi degli adulti. E se invece, ribaltassimo questa visione e cercassimo noi stessi di metterci all’ascolto, di farci guidare dalle loro «assurde» domande, dal loro inesauribile desiderio di scoprire il mondo, di provare a guardare ciò che ci circonda dalla loro prospettiva, magari a testa in giù?

 

Dopo Hegel che voleva un pensiero puro e totalmente astratto, è stato lo stesso Nietzsche a riabilitare un pensiero contaminato, spurio, dipendente dai sensi e dalle metafore. A partire da questa suggestione, abbiamo provato a immaginare altre espressioni, codici e linguaggi che potessero essere più affini a quello che è il mondo del bambino e li abbiamo trovati nel mondo dell’arte e della didattica dell’arte e, grazie alla relazione con Giocomotiva, della natura.

 

4. Come si fa a rispondere alle domande difficili dei bambini?
Bisogna ribaltare la prospettiva: è necessaria la risposta? O non sarebbe più utile cercare insieme possibili risposte, ammettendo fin da subito che stiamo cercando insieme qualcosa che forse non troveremo mai? La cosa interessante, è provare a smontare quelle che sono le visioni comuni, gli sguardi stereotipati di noi adulti che troppo spesso guardiamo cinicamente e senza alcuna immaginazione, la realtà che ci circonda.

 

Forse sarebbe più utile per noi porci all’ascolto delle domande dei nostri bambini e, come direbbe il filosofo francese Nancy, esercitare una tipologia d’ascolto che è «allo stesso tempo fuori e dentro», dove è necessario «essere aperti dal di fuori e dal di dentro; dall’uno all’altro, dunque, e dall’uno nell’altro».

 

5. Ci raccontate in breve cosa farete quest’anno insieme alla Giocomotiva?
È per noi una grande sfida il percorso proposto in Giocomotiva, dove ci confronteremo per la prima volta in modo continuativo con bambini dai 3 ai 5 anni: sarà un percorso che ancor di più dovrà porsi in ascolto dei bambini e delle loro modalità di relazione e rielaborazione delle suggestioni che di volta in volta faremo.

 

Essenziale in questo si sta rivelando il rapporto con gli insegnanti che incontriamo prima di ogni laboratorio in classe, in modo da calibrare al meglio la proposta e fare in modo che ogni nostro intervento sia ben inserito e del tutto coerente con quello che è il cammino che i bambini ogni giorno fanno in classe con i loro insegnanti e compagni.

 

Il percorso è suddiviso in 5 tappe principali. Partiremo dall’esplorazione della propria identità, flusso in continuo mutamento, centro di relazioni in divenire attraverso quattro domande principali: Io chi sono? Cos’è una emozione? Cosa significa diventare? Perché un nome? A questo primo nucleo, farà seguito uno sguardo su ciò che li circonda, dove le domande avranno lo scopo di far percepire la diversità dell’altro, sia esso l’altro bambino sia esso il mondo circostante di cui loro stessi sono parte. In questo caso le nostre domande di partenza saranno: quanti mondi esistono? cosa significa regola? e il caso cos’è? Ovviamente tutto avverrà tramite il linguaggio del gioco e dell’esplorazione!

 

LINK DI APPROFONDIMENTO

www.ludosofici.com